Presenze, sogni e aldilà
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INCONTRERAI L’UOMO DEI TUOI SOGNI, di Woody Allen – Usa, 2010.

Alfie ha lasciato la moglie Helena perchè, colto da improvvisa paura della propria senilità, ha deciso di cambiare vita. Ha iniziato così una relazione (divenuta matrimonio) con una call girl piuttosto vistosa, Charmaine. Helena ha cercato di porre rimedio alla propria improvvisa disperata solitudine cercando prima consiglio da uno psicologo e poi affidandosi completamente alle “cure” di una sedicente maga capace di predire il futuro...

Bella commedia agrodolce sui deliri senili, la brama di successo, l’opportunismo e le passioni che punteggiano la vita di giovani e meno giovani borghesi occidentali del tutto insignificanti e magistralmente descritti con il solito graffiante humour dal solito Allen. Vien da chiedersi: siamo così pateticamente stupidi?

IL GRANDE DITTATORE, di Charlie Chaplin – Usa, 1940, 126 min.

Torna sul grande schermo dopo un recentissimo restauro il grande classico di Charlie Chaplin, acuta satira del nazismo e del fascismo, contemporanea al momento del loro culminante potere, e della politica razziale.

Straordinario, intramontabile capolavoro. Il Napoloni-Mussolini mi ha fatto ridere fino alle lacrime. Un Duce buffonesco, contadino e rapace che rimanda all’attuale, rozzo ducetto che tanto ci fa vergognare di fronte al resto del mondo.


AMERICAN LIFE, di Sam Mendes – Usa, 2010, 98 min.

Burt e Verona sono una coppia non sposata di trentenni in attesa di una bambina. Sono convinti che dopo la nascita i loro genitori di lui (quelli di lei sono morti) saranno lieti di partecipare alla loro felicità nel veder crescere la piccola giorno dopo giorno. Quando scoprono che invece i due hanno deciso di partire per il Belgio (meta che sognavano da anni) restano profondamente sconcertati. Con Verona ormai al sesto mese vanno in cerca di amicizie del passato o di parenti con cui poter condividere la gioia della nascita intraprendendo così un viaggio da Miami al Canada. Gli incontri che faranno saranno occasione di riflessione...

Un film lento, una storia che si snoda tranquilla sul solido asse dell’amore di Burt e Verona, teneri e dolci, lontani dalle mode, dagli stereotipi e dalle rozze abitudini dei vari personaggi che incontreranno strada facendo.


HEREAFTER, di Clint Eastwood – Usa, 2010, 129 min.  con Matt Damon, Cécile De France, Marthe Keller, Thierry Neuvic.

Marie, anchorwoman di successo della TV francese, viene trascinata in acqua da uno tsunami in Indonesia. Salvata dall’annegamento, si trova a vivere un'esperienza tra la vita e la morte che la segnerà in modo definitivo.
George è un operaio americano che vive a San Francisco ed ha la facoltà di mettersi in contatto con i morti, una capacità che lo espone allo sfruttamento e dalla quale vorrebbe sottrarsi.
Marcus è un bambino londinese che ha perso il fratello gemello Jason in un incidente stradale ed è alla disperata ricerca di alcune risposte.
Marie, donna determinata e razionale, si trova ad essere attratta dall’aldilà e da coloro che dichiarano più o meno truffaldinamente di avere un canale di comunicazione. George rifiuta e rifugge il dono di comunicare con i trapassati. Marcus ha disperatamente bisogno di trovare un contatto con il fratello tanto amato e così simbionte. Tre persone diverse ma ugualmente disperate che alla fine si incontreranno. Finale debole dopo un primo tempo straordinario.


BIUTIFUL, di Alejandro Gonzales Inarritu – Messico, 2010, 138 min. Festival di Cannes – Premio Miglior Attore a Javier Bardem

Uxbal ha due figli che ama profondamente, Ana e Mateo, e una moglie, Marambra, con la quale intrattiene un rapporto conflittuale che li spinge a continue separazioni e a tentativi di riappacificamento. Uxbal vive di manodopera clandestina ammassata in tuguri o, comunque, in condizioni di estrema precarietà. Uxbal si confronta con la morte, anche di minorenni. Uxbal attende la morte, la sua. Uxbal ha un cancro che gli lascia poco da vivere...

Un film cupo in una livida Barcellona che non è la luminosa città delle Ramblas ma un realtà metropolitana atroce, fatta di soprusi, di miseria, di delinquenza e corruzione. Uxbal è uno che vive ai margini, con una donna psicopatica, un fratello viscido e due figli innocenti. La vicenda è ambientata in case lerce e cadenti, appena più accoglienti degli squallidi scantinati dove si ammassano i clandestini cinesi o delle stanze sono sono stipati i senegalesi che vivono della vendita di merce contraffatta. A Uxbal viene diagnostico un cancro: nei due mesi di vita che gli restano da vivere, cercherà di mettere insieme i pezzi della sua esistenza per lasciare ai figli qualcosa affinché essi non lo dimentichino. Quest’uomo sporco e devastato ha dentro di sé qualcosa di terso, di luminoso come il paesaggio innevato nel quale incontra, in un sogno o in una visione, il padre mai conosciuto ma che ricorda grazie a piccole cose: un anello, una cartolina, un racconto sopravvissuto nella sua memoria. E’ un uomo indurito ma che ha, come il George di Hereafter, il dono di parlare con i trapassati. Lo fa per denaro, ma lo farà anche per amore in una delle scene più drammatiche del film. Gli spiriti aleggiano intorno a lui. Ne sentiamo le voci, li vediamo in veste di farfalle nere sul soffitto marcescente della casa in cui vive. E’ nera anche la dolente ragazza che Uxbal aiuta dopo che il compagno è stato espulso e rimandato in Senegal e che farà da madre ai due bambini del protagonista.
Uxbal, fissando per un’ultima volta il soffitto, vedrà che le farfalle sono scomparse.



QUALUNQUEMENTE, di Giulio Manfredonia. Con Antonio Albanese, Sergio Rubini, Lorenza Indovina, Nicola Rignanese, Davide Giordano.

Si ride (amaramente), ma un collage di sketch non si può definire film. Memorabile la scenetta della ricevuta fiscale. Un grandissimo Albanese.



PORCO ROSSO (紅の豚, Kurenai no buta), è un film d'animazione giapponese del regista Hayao Miyazaki, proiettato per la prima volta in Giappone nel 1992. In Italia è stato distribuito il 12 novembre 2010.
Marco Pagot è un asso dell'aviazione militare italiana che, in seguito ad un misterioso incidente durante la Prima guerra mondiale, al quale sopravvive miracolosamente, assume per magia l'aspetto di un maiale antropomorfo. Abbandona dunque l'aeronautica e la vita mondana (compreso l'amore per Gina, la bella cantante di un night club allestito su un'isoletta dell'Adriatico e frequentato da contrabbandieri) e si ritira sulla costa dalmata, guadagnandosi da vivere con le taglie poste sui pirati dell'aria che combatte con il suo monoplano dipinto di rosso (da cui il soprannome "Porco Rosso"). Il film segue le sue avventure tra l'Istria e Milano, in un'Italia immaginaria (ma non tanto) mostrata attraverso splendide vedute aeree, nel conflitto con un pilota americano (Donald Curtis), con i pirati e con il fascismo e nell'amicizia con una giovanissima meccanica (Fio Piccolo).



Una trama non del tutto chiara, una storia insolita raccontata da Hayao Miyazaki, erede di una famiglia di costruttori di aeroplani. L’epopea dell’aviazione durante la grande guerra da noi forse troppo presto dimenticata.

RAPUNZEL - L'intreccio della torre (Tangled) è un film d'animazione prodotto dai Walt Disney Animation Studios realizzato con la tecnica della CGI. Regia: Byron Howard, Nathan Greno

È il 50º classico Disney e si basa sulla fiaba tedesca Raperonzolo scritta dai Fratelli Grimm, di cui è una rielaborazione contemporanea.
La storia è celeberrima. La Disney la rivisita in chiave psicanalitica, con la matrigna cattiva – la rapitrice – che abusa del suo ruolo per piegare a sé l’esistenza della giovane e bella figlia. Un altro magistrale ritratto – con la Regina di Biancaneve e la matrigna di Cenerentola – di madre crudele e spietata. Noiose le canzoni che, in perfetto stile hollywoodisneyano.

Noi credevamo
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Il film tenta di raccontare, in parallelo, le vicende storiche dei movimenti risorgimentali italiani e quelle di tre giovani meridionali (Domenico, Angelo e Salvatore) che ad esse parteciparono con differenti approcci ed esiti.
Il regista ha scelto alcuni eventi trascurandone altri, probabilmente per ragioni di tempi, ma il film risulta lunghissimo comunque e poco comprensibile a chi non ha una buona conoscenza dei fatti storici.

Non si parla degli esordi del Risorgimento con i moti del 1820-1821 e la carcerazione di Pellico e Maroncelli, né delle guerre d'indipendenza. Si racconta invece del salotto parigino di Cristina di Belgioioso, affascinante nobildonna lombarda, del tentativo di uccidere Carlo Alberto e dei moti savoiardi del 1834. Dei tre giovani di cui il film segue le vicende, Salvatore è un popolano che verrà sospettato di tradimento e poi accusato da Angelo, che respinto da Cristina dopo esserne stato l'amante è ormai un fanatico passato all'azione violenta fino al punto di giustiziare l'innocente compagno. Più tardi Angelo approderà a Londra, dove si è rifugiato Giuseppe Mazzini, e si avvicinerà a Felice Orsini.
Per gli affiliati alla Giovine Italia di Mazzini Carlo Alberto è responsabile di una feroce repressione e di inique condanne a morte. I cospiratori progettavano di uccidere il re anche per liberare i fratelli che languivano nelle prigioni sabaude. Nel 1833 il giovane Antonio Gallenga propone a Mazzini esiliato a Ginevra di uccidere Carlo Alberto. 
Nel film, molto fedele alla testimonianza di Mazzini, è Salvatore a recarsi a Ginevra. Così narrò il fondatore della Giovane Italia ventitré anni dopo: "Impauriti di procacciarsi, in quei momenti di terrore, un'arma a Torino, m'inviarono un membro del comitato, SCIANDRA, un commerciante,.... a chiedermi l'arma e ad avvertirmi del fatidico giorno. C'era sul mio tavolo un pugnaletto con un manico di lapislazzuli, che era un carissimo dono, io indicai quello, lo Sciandra acconsentì, lo prese e partì. Ma io, non considerando quel fatto come parte del lavoro insurrezionale che io dirigevo, non facendone calcolo, mandavo a Torino un certo nostro ANGELINI, sotto altro nome per fare altre cose nostre. L'Angelini era del tutto ignaro del Gallenga e di ogni altra cosa, ma a Torino prese alloggio nella stessa via dove, in una cameretta alloggiava il Gallenga. Fu preso da un forte sospetto quando tornando nel suo alloggio, lo vide invaso da carabinieri; riuscì a scantonare e si pose in salvo. Ma il comitato, quando apprese da lui il fatto, e che a due porte da quella del regicida erano scesi i carabinieri, e sapendo che l'Angelini non era al corrente dell'attentato che doveva avvenire, sospettò che il Governo avesse avuto avviso del progetto e fosse in cerca di Gallenga, lo fece uscir da città sistemandolo in una casa di campagna fuori Torino, dicendogli poi che non si poteva tentare in quella stessa domenica, solo se le cose si mettevano in quiete, lo avrebbero richiamato per una delle domenica successive. Due domeniche dopo vollero avvicinarlo, ma il Gallenga non lo trovarono più; era partito. Io molto tempo dopo lo rividi in Svizzera". Sembra poi che Mazzini abbia procurato al Gallenga un salvacondotto intestato a un certo Mariotti, nome con il quale lo rivedremo a Londra.


Nel racconto cinematografico la complessità degli eventi storici viene disorganicamente riassunta nei discorsi dei protagonisti. Sono passati i moti del 1848-49, e ci troviamo a seguire l'esilio londinese di alcuni patrioti ed i loro progetti terroristici.
Ecco quindi la figura un po' inquietante dell'Orsini, fondatore della società segreta "Congiura Italiana dei Figli della Morte", che dopo una condanna all'ergastolo partecipò alla Prima Guerra d'Indipendenza e poi alla Repubblica Romana. Arrestato in Ungheria nel 1854 e rinchiuso nelle carceri mantovane da cui fuggì rocambolescamente dopo due anni, aiutato dalla facoltosa Emma Siegmund (cui era legato da un profondo rapporto e che riuscì a corrompere i carcerieri) si imbarcò per l'Inghilterra. Qui progettò delle bombe con innesco a mercurio fulminante, riempite di chiodi e pezzi di ferro, con l'idea di utilizzarle per l'attentato a Napoleone III°. Ecco anche il conte Carlo Camillo Di Rudio, bellunese, avviato in gioventù alla carriera militare presso il Collegio di San Luca a Milano, dove fu coinvolto nelle Cinque Giornate. Di Rudio aveva abbracciato gli ideali mazziniani e partecipato alla difesa di Venezia. Sfuggito alla polizia austriaca, emigrò a Parigi dove si schierò con i Giacobini. Dopo alterne vicende, Di Rudio partecipa al piano progettato dall'Orsini per assassinare Napoleone III, colpevole del fallimento dei moti italiani del '48-'49.
Il film narra la genesi e l'attuazione del piano dinamitardo. In rue Lepelletier, nei pressi del teatro dell'Opera, tre bombe furono lanciate contro la carrozza imperiale. Napoleone III resta illeso mentre otto morti e 156 feriti restano a terra. Fallito l'attentato Di Rudio viene catturato la sera stessa e processato nel mese di febbraio con tutti gli altri congiurati italiani: Giovanni Pieri (che nel film è invece l'immaginario Angelo Cammarota), il napoletano Gomez e l'Orsini. Orsini e Pieri sono giustiziati, mentre Di Rudio sfugge alla ghigliottina ma inviato a scontare l'ergastolo nella Caienna da dove riuscì a fuggire dopo vari tentativi (I fuggiaschi raggiunsero la Guyana inglese, da dove si imbarcò per l'Inghilterra. Era il 1860. Abbandonò Londra per gli Stati Uniti, fu arruolato nell'esercito federale, combatté nella guerra Civile e infine nel 1869 fu assegnato al 7° cavalleggeri alle dipendenze del generale Custer. Nel 1876 è a Little BigHorn. Fu uno dei pochi superstiti della battaglia. Dopo altre avventure militari, si spense a Pasadena nel 1910).

Intanto (siamo nel 1858) si firma del trattato di alleanza difensiva fra Francia e Regno di Sardegna e Cavour inizia i preparativi per la liberazione del nord Italia, e con la Seconda Guerra d'Indipendenza ottiene la Lombardia. Nel 1860 Cavour sottoscrisse la cessione della Savoia e di Nizza in cambio del consenso dell'Imperatore all'annessione di Toscana ed Emilia-Romagna. Oltre ai territori austriaci, all'unità mancavano lo stato pontificio e Regno delle Due Sicilie. Il regno meridionale, che si era inimicato la Gran Bretagna e risultava diplomaticamente isolato, aveva un grande esercito ed una flotta potente . La presenza dello Stato della Chiesa protetto dalla Francia lo difendeva da invasioni via terra verso il sud. Cavour cerca allora un casus belli, dal momento che la sua politica europea non gli consente di attaccare il Regno delle Due Sicilie. L'unica opposizione ai Borbone erano gli aderenti all'autonomismo siciliano; il malcontento non era limitato alle classi dirigenti coinvolte nei moti del 1848, ma coinvolgeva, sebbene con motivazioni differenti, anche popolazione cittadina e rurale.
Il resto è quanto è passato alla storia come la Spedizione dei Mille, impresa terminata con l'incontro tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II del 26 ottobre 1860 a Teano.
Vittorio Emanuele II è re d'Italia nel 1861, ma mancano ancora Roma e Venezia (le Terre Irredente). Roma era stata proclamata capitale del regno d'Italia con un discorso del Cavour, che muore di lì a poco. La questione romana viene lasciata nelle mani di Rattazzi. Intanto Garibaldi lascia Caprera e giunto in Sicilia, raduna una schiera di volontari con l'intento di muovere su Roma. I siciliani accolgono il generale con entusiasmo, e nei festeggiamenti a Marsala si ode il grido o Roma o morte.
Ma sui volontari garibaldini giunti in Calabria apre il fuoco una corazzata italiana, mentre le avanguardie sono accolte a fucilate nei pressi di Reggio. Garibaldi si dirige verso l'Aspromonte. Il 29 agosto il Generale fu informato dell'arrivo di una grande colonna dell'esercito piemontese. Nella battaglia che seguì Garibaldi venne ferito ad una gamba. Costretto quindi alla resa si imbarcò per La Spezia; dei circa 3 000 volontari, solo alcune centinaia riuscirono a fuggire, mentre i disertori dei reparti regolari vengono imprigionati (ma successivamente amnistiati). Il ferimento di Garibaldi ebbe eco vastissima. A Londra 100 000 persone manifestarono all'Eroe la loro solidarietà, mentre il governo venne accusato di aver combattuto “per il Papa” e di aver tradito la causa italiana.

In questo scenario riprende la storia di Domenico, che era stato incarcerato nel castello di Montefusco, in epoca borbonica sede della Gran Corte Criminale e del carcere, definito lo Spielberg dell’Irpinia per la sua durezza. Nelle celle del castello, in compagnia di Carlo Poerio e Sigismondo Castromediano, Domenico aveva resistito confortato dalla letteratura e dai suoi ideali, rifiutandosi di chiedere la grazia al re borbonico. Di nuovo libero incontrerà il giovane Saverio, figlio del suo vecchio compagno Salvatore, con il quale si unirà ai garibaldini. Assistiamo così alla battaglia dell'Aspromonte, con il ferimento del Generale e la fucilazione dei soldati che avevano disertato l'esercito regio per unirsi ai garibaldini. Ma ormai siamo nel 1862 e l'unità d'Italia è quasi compiuta, resta la questione romana. (Garibaldi ci avrebbe riprovato nel 1867, ma Rattazzi lo fa arrestare. L'annessione di Roma fu dichiarata nel 1870 quando, sconfitto Napoleone III a Sedan dai Prussiani e proclamata in Francia la repubblica, Cadorna - con Nino Bixio tra i suoi generali di divisione- entrò nella capitale dalla breccia di Porta Pia). 
Il siciliano Crispi, che aveva preso parte attiva alla guida dell'insurrezione indipendentista di Palermo del 1848, esiliato a Parigi, espulso anche dalla Francia, con Mazzini a Londra, chiude il film, pronunciando un discorso veemente davanti al Parlamento deserto. E' diventato Primo Ministro. Nel 1889 fa approvare un nuovo Codice Penale che introduceva per la prima volta in Europa la libertà di associazione e di sciopero e l'abolizione della pena di morte. Dopo un paio di anni la svolta autoritaria, e nel 1896 la sconfitta di Adua ferma le velleità colonialiste e la sua carriera politica.

La complessa storia patria è come si è detto lo sfondo su cui si innestano le vite dei nostri personaggi.
Tra i momenti di maggior rilievo: la fucilazione dei cospiratori e la messa a ferro e fuoco del villaggio ad opera dell'esercito borbonico, la stessa, identica scena ai danni di altri contadini accusati dai soldati piemontesi di difendere i briganti, la strage davanti all'Opera di Parigi, con i civili innocenti a terra privi di soccorso mentre l'Imperatore viene accompagnato dentro il teatro, l'ombra di Garibaldi che si staglia in alto sul crinale di una collina mentre infuria la battaglia, il fratello di Domenico che racconta di come la famiglia è diventata povera a causa della confisca dei beni mai restituiti ma finiti nelle mani di un personaggio del luogo, il sarto che spiega come il Meridione è diventato più povero con l'unità d'Italia. Tante lotte, parole, sofferenza, stragi, ribellione, violenza, ed alla fine per gli umili c'è la stessa sopraffazione di sempre, e nessun interesse per l'economia di regioni per le quali non venne progettato nessun piano di sviluppo in sostituzione della vecchia realtà economica. Alla fine, dei protagonisti qualcuno è invecchiato, molti sono disillusi, altri sono morti, altri ricordati come eroi.

Cosa siamo noi, oggi? Cos'è l'Italia? Nella risposta di Martone la questione meridionale è viva e presente: lo vediamo da quell'improbabile edificio di cemento armato che appare in una scena, simbolo di un'Italia che ancora non è stata costruita, o forse di un'Italia la cui costruzione è stata abbandonata.
Interessante e condivisibile posizione. Ma il film è troppo lungo, troppo lento,  poco chiaro. Potrebbe efficacemente trasformarsi in uno sceneggiato televisivo.



Noi credevamo, di Mario Martone. Con Luigi Lo Cascio (Domenico), Valerio Binasco (Angelo), Francesca Inaudi (Cristina di Belgioioso), Andrea Bosca (Angelo giovane), Edoardo Natoli (Domenico giovane), Luca Zingaretti (Crispi), Toni Servillo (Mazzini).

20 sigarette
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20 sigarette parla di una storia di cui oggi è l’anniversario: la strage di Nassirya. Il film racconta la storia vera dell’unico civile sopravvissuto all’assalto kamikaze alla caserma di Nassirya nel 2003.
Aureliano Amadei è un giovane che sogna di fare cinema che intanto vive con la madre e frequenta i centri sociali. Ha una ragazza ma ne frequenta occasionalmente un’altra. Il cineasta Stefano Rolla gli propone il ruolo di aiuto regista per un film da girare in Iraq, con partenza immediata. Aureliano parte con un volo dell’esercito ed entra per la prima volta in contatto diretto con i militari nella missione italiana. Il giovane, che ha della missione l’opinione di un frequentatore di centri sociali di tendenza anarchica, scopre che i nostri soldati sono ragazzi di una straordinaria umanità, fatta eccezione per qualche fanatico. Le sue prime ore in Iraq sono scandite dalle sigarette che Aureliano fuma: ma non avrà fatto in tempo a finire un pacchetto, che si troverà al centro dell'attentato terroristico di Nasiriyya. Vive come mai avrebbe immaginato l’orrore della guerra, la paura, il dolore, il sangue e la morte. L’esplosione gli provoca una gravissima ferita ad una gamba. Soccorso da civili iracheni, farà un tragitto drammatico verso l’ospedale americano con un bambino morto al suo fianco. Tornato in Italia e curato nell'ospedale militare del Celio, viene a trovarsi sotto i riflettori, assediato dai media e dai politici, scoprendo che la ricostruzione ufficiale dell'attentato non è quella che ha vissuto in prima persona. Tra le visite che riceve, c’è quella, drammatica, dei genitori del giovane militare della sua scorta a Nassirya.
Aureliano Amadei scriverà un libro, pubblicato da Einaudi, sulla strage. Ne darà una versione ricca di umanità, scevra da luoghi comuni, distante dagli slogan deliranti dei centri sociali (dieci, cento, mille Nassirya) e dalla strumentalizzazione dei politici. Un film contro la guerra ma capace di celebrare l’eroismo dei giovani militari e dei civili morti nell’attentato molto più dei vuoti discorsi ufficiali.

20 sigarette, di Aureliano Amadei. Con Vinicio Marchioni, Carolina Crescentini, Giorgio Colangeli, Orsetta De Rossi, Alberto Basaluzzo.

Niente paura
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Niente paura è un documentario sull'Italia degli ultimi decenni, costruito su immagini di repertorio ed interviste da personaggi famosi e a persone qualsiasi ancorate al filo conduttore delle canzoni di Ligabue e dei suoi concerti.
“Vorrei augurare la buona notte a tutti quelli che vivono in questo Paese ma che non si sentono in affitto, perché questo paese è di chi lo abita e non di chi lo governa” è la frase con cui Ligabue chiude i suoi concerti, il messaggio che lascia ai suoi fan: sono, tra le migliaia di ragazzi, la diciottenne albanese che con 20mila connazionali sbarcò a Bari nel ’91 sulla nave Vlora, il disabile che vive come i suoi coetanei le gioie della musica e dello sport, il ragazzo che sembra come tutti i suoi coetanei eppure testimonia non l'ansia del look e della griffe ma una profondità di pensiero, una serietà d'intenti commoventi.
Le immagini di repertorio sono quelle che hanno fatto la storia degli Italiani ricordandoci ancora una volta il sacrificio degli innocenti e l'impegno di chi ha ricevuto e fatto proprio il dettato della democrazia e della costituzione. Falcone, Borsellino, Caponnetto, Rosaria Schifani nella sua celeberrima invettiva contro la mafia, Piervittorio Tondelli, Pertini; e ancora la figlia di Guido Rossa che ricorda il padre, Beppino Englaro che testimonia la sua battaglia, Margherita Hack, Umberto Veronesi. E ancora Giovanni Soldini che parla di sé, del mare e della musica ricordando il concerto degli Stones a Torino nel 1982, Fabio Volo, Carlo Verdone, Stefano Rodotà, don Luigi Ciotti e Paolo Rossi con la strepitosa proposta di fare delle ronde, sì, ma per combattere l'ignoranza che sta ottenebrando questo Paese.
Ligabue interpreta sé stesso, ma non è altro che uno degli italiani che questi decenni li ha vissuti consegnandoli alla musica.
Applauditissimo Piergiorgio Gay. Film assolutamente da vedere, anche per quelli che, come me, non sono proprio fan del rocker di Correggio. 

Niente Paura, di Piergiorgio Gay
Sceneggiatura: Piergiorgio Gay, Piergiorgio Paterlini - Italia 2010
Con Luciano Ligabue e la partecipazione di: Luciana Castellina, Don Luigi Ciotti, Beppino Englaro, Margherita Hack, Stefano Rodotà, Sabina Rossa, Paolo Rossi, Giovanni Soldini, Carlo Verdone, Umberto Veronesi, Fabio Volo, Javier Zanetti.

Des hommes et des dieux
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Tibhirine (Algeria) 1996. Una piccola comunità cristiana di frati è dedita al lavoro ed alla preghiera in una perfetto compimento della regola dell'Ora et labora. Le giornate sono scandite dalla preghiera comunitaria cantata che si alterna al lavoro nei campi, all'apicoltura ed all'assistenza ai malati del villaggio, la cui fede islamica non è certo un ostacolo all'amicizia ed al reciproco rispetto. I frati partecipano agli eventi locali, si integrano nella vita quotidiana degli abitanti con armonia ed equilibrio. L'anziano e malato frate Luc, medico della comunità, riceve e cura donne, anziani e bambini, i suoi confratelli coltivano i campi e vendono al mercato miele e prodotti della terra, mentre il priore Christian legge e chiosa il Corano cogliendone quel messaggio di pace comune ad Islam e Cristianesimo, nonostante le differenze.

Siamo in pieno Jihad, i fondamentalisti islamici sgozzano avversari politici ed innocenti abitanti delle comunità rurali.
Ma attraverso la conoscenza del Corano padre Christian fermerà la prepotenza dello spietato fondamentalista che minaccia il convento. Ed è il vecchio Luc che curerà il guerrigliero ferito e sofferente, provocando una dura reazione nelle autorità militari algerine che cercano di imporre la protezione militare al convento. La situazione precipita ed i monaci si trovano davanti al dilemma se lasciare il paese e tornare in Francia o restare nel paese dove li aveva condotti la loro scelta missionaria.
Sono fragili, i frati. Sono uomini, come recita il titolo originale, e tormentati dallo stesso tormento che dilaniò Gesù, il dio che si fece uomo, nell'ora della sua scelta estrema. Il loro canto d'amore continua a levarsi fragile ma determinato mentre l'elicottero governativo con il suo assordante rombo sorvola il monastero.
I monaci percepiscono la gravità della situazione, e Padre Luc celebra l'ultima cena aprendo due bottiglie di vino francese con il sottofondo potente del Lago dei cigni. Sa, come lo sanno gli altri, che nella notte accadrà l'irreparabile. Il film si chiude con l'immagine gelida e tragica dei monaci che scompaiono lentamente nel nevischio nebbioso.

L'assassinio dei sette monaci trappisti di Notre Dame d'Atlas, un fatto vero, non fu mai pienamente chiarito e si è sospettato un ruolo attivo dell'esercito governativo algerino o dei Servizi segreti nel massacro. Su una pagina trovata in rete ho letto:
Davvero senza retorica il cardinale Lustiger, celebrando in Notre Dame a Parigi le loro esequie, poteva dire che "avevano accettato in anticipo di dare la loro vita per essere testimoni dell'Amore crocifisso", e questo nell'umile consapevolezza di non essere superiori agli altri, quindi di associare la loro morte "a tante altre ugualmente violente lasciate nell'indifferenza e nell'anonimato". Così, infatti, lasciava scritto il priore padre Christhian de Chergé nel suo testamento: "La mia vita non ha prezzo più alto di un'altra. Non vale di meno né di più. In ogni caso, non ha l'innocenza dell'infanzia. Ho vissuto abbastanza per considerarmi complice del male che sembra prevalere nel mondo e anche di quello che mi può colpire alla cieca (...)".



Un film bello, profondo e difficile, forse un po' noioso nella eccessiva lunghezza. Grandissimo cast, con il meglio degli attori francesi, da Lambert Wilson (il Merovingio di Matrix) a Michael Londsale (già interprete di Truffaut e del Nome della rosa)

Uomini di Dio (Des hommes et des dieux) di Xavier Beauvois. Con Lambert Wilson, Michael Lonsdale, Olivier Rabourdin, Philippe Laudenbach, Jacques Herlin. - Francia 2010

Dormire! Forse sognare...
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Dom Cobb ruba segreti delle persone, mentre queste stanno sognando. Il suo totem è una trottola che gira all'infinito nel sogno, mentre nella realtà si ferma e cade. Cobb si infiltra nei sogni di Saito, un uomo d'affari giapponese per eseguire un'estrazione, ma la moglie defunta di Cobb, emergendo nell'incoscio di quest'ultimo, interferisce con l'operazione facendola fallire.
Comincia così INCEPTION, e la storia si evolve su diversi piani in un gioco di matrioske difficile da seguire ma fondato sull'assunto che se si sogna di sognare si entra in un secondo livello onirico nel quale, perché no, è possibile sognare, accedendo ad un terzo livello e così via. Purché qualcuno resti a vegliare su di noi e ci svegli al momento giusto...
L'onironautica, o sogno lucido (dall'inglese lucid dream), è un'esperienza durante la quale si può prendere coscienza del fatto di stare sognando. Il sognatore in questione, detto onironauta, può quindi, con la pratica, esplorare e modificare a piacere il proprio sogno. Nolan ci racconta i sogni lucidi di Cobb ed i suoi, che modellano i mondi onirici, inserendo architetture complesse e talvolta impossibili  come la scala di Penrose. L'onironauta Cobb dice che dopo un po' che pratichi il sogno condiviso questo diventa l'unico modo per sognare.
Effetti speciali molto belli (la scena nell'hotel è fantastica), qualche inseguimento di troppo (non ne posso più di inseguimenti), bravissimi attori, una durata forse eccessiva (bastava eliminare qualche inseguimento, appunto), forse un eccesso di complessità, ma comunque da vedere.




Non leggere la trama se non hai visto il film 


Saito ha un rivale in affari, Fischer, ormai moribondo. Il giapponese vorrebbe innestare di un'idea nella mente di Robert, il figlio di Fischer: convincerlo a dividere il suo impero economico alla morte del padre. Se a Cobb riuscirà l'innesto - o inception - otterrà da Saito la possibilità di tornare dai due figli, che ha dovuto lasciare in seguito all'accusa dell'omicidio della loro madre.
La squadra reclutata da Cobb comprende Eames, un falsario che cambiare aspetto nei sogni; Yusuf, un chimico anestesista; Arianna, una studentessa con il potere di costruire l'architettura del sogno su tre livelli (se si sogna durante un sogno, si accede ad un altro livello del mondo onirico).
Fischer padre muore, e mentre il figlio Robert è in volo il volo per Los Angeles Cobb ed i suoi lo anestetizzano facendolo addormentare. Entrati all'interno nello stesso sogno, lo rapiscono ma si scontrano con le proiezioni del suo subconscio, addestrate a bloccare gli estrattori. Saito viene ferito gravemente e rischia di morire e di finire nel limbo tra realtà e sogno, perché è anestetizzato e non può svegliarsi nel mondo reale. Il limbo è una sorta di mondo nel quale Cobb ha vissuto per un tempo con la moglie, che ora interferisce nei suoi sogni.
La squadra entra nel secondo livello dei sogni. quando questo accade, uno della squadra deve rimanere al livello precedente per poter risvegliare gli altri con una procedura che provochi una perdita di equilibrio. In questo caso il risveglio sarà rappresentato dalla caduta da un ponte del furgone su cui i personaggi salgono. Con Robert Fischer, il gruppo entra all'interno del furgoncino guidato da Yusuf. Tutti vengono nuovamente fatti addormentare tranne Yusuf stesso. L'architettura di questo secondo livello è un hotel, dove gli estrattori convincono Robert di trovarsi in un sogno e che il suo rapimento era stato orchestrato per estorcergli informazioni. Arthur resterà qui quando gli altri passeranno nel terzo livello e avvertirà il resto del gruppo attraverso una caduta in ascensore, al suono di Je ne regrette rien, di quando è il momento di svegliarsi.
Nell'ultimo livello, nel quale a Fischer dovrà essere innestata l'idea, la squadra si ritrova in una località di montagna. Qui, con Fischer che si riconcilia con il padre e si convince a dividere il suo impero economico, si raggiunge l'obiettivo di Saito. Sarà il falsario Eames a far detonare degli esplosivi per svegliarlo dal sogno di quel livello.
Ma qui, al  terzo livello, Fischer viene ucciso dalla proiezione della moglie di Cobb, che interferisce come al solito, e portato nel limbo
Cobb e Arianna, che lo seguono per riportarlo indietro, incontrano la donna, che vuole convincere il marito a restare lì con lei, mettendo in dubbio la realtà dell'esistenza. I due avevano vissuto a lungo nel limbo ma, mentre Cobb era consapevole della dimensione in cui si trovava, la moglie ad un certo punto del lunghissimo soggiorno non riuscì più a separare quel mondo dalla realtà. Cobb la convinse che l'unico modo per tornare alla realtà fosse suicidarsi nel sogno. Ma l'inception dell'idea di vivere in un mondo onirico la cui unica via di fuga era il suicidio si trasmise anche nella vita reale, nella quale la donna si suicidò credendo in questo modo di svegliarsi, ma questa morendo davvero.
La donna lo aggredisce, ma Arianna le spara. In quel momento arriva la "scossa" di Eames: Arianna e Fischer lasciano il limbo e tornano nel terzo livello, mentre Cobb resta per salvare Saito, che è stato ferito nel primo livello e sta ora invecchiando nel limbo. Cobb lo trova, e Saito gli garantisce l'immunità che gli permetterà di essere assolto dall'accusa di omicidio. Tutti si risvegliano sull'aereo, che sta per atterrare. A casa, Cobb incontra i suoi figli dopo un lungo tempo. Lancia la sua trottola per controllare di non essere in un sogno. Mentre la trottola gira, va ad abbracciarli ...

INCEPTION, di Christopher Nolan con Leonardo DiCaprio, Ken Watanabe, Joseph Gordon- Levitt, Marion Cotillard, Ellen Page. 142 min. - USA, Gran Bretagna
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Cos'è successo al cinema italiano?
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Era un'industria fiorente che ha dato molto, moltissimo alla scena artistica anche internazionale. In questo documentario Valerio Jalongo parte crisi produttiva degli anni Settanta per arrivare ad analizzare ai fenomeni che hanno cancellato il nostro cinema dalla scena internazionale e allontanato gli spettatori. 
La legge Corona mise un freno alle co-produzioni internazionali (i sussidi vengono riservati solo ai film con il 100% di produzione italiana, mentre in precedenza bastava il 50%) decretando la fine del cinema italiano con la fuga di De Laurentiis, Ponti e Grimaldi negli Stati Uniti.
Fellini lottò contro gli spot pubblicitari che distruggevano l'integrità delle opere. Il regista di Amarcord fece perfino causa a Berlusconi con l'obiettivo di eliminare le interruzioni pubblicitarie, perché aveva capito che dietro l'apparente questione economica c'erano le TV commerciali e la nuova, berlusconiana visione degli intellettuali e gli artisti. Strapotere di TV commerciali e cinema americano che, come dice Ken Loach, fa hamburger per la mente.  Dino De Laurentiis, nel film, sostiene che ci fu un disegno per distruggere il nostro cinema a favore dell'industria americana dell'intrattenimento:  accusa esplicitamente gli USA di corruzione. Aggiungiamo che i finanziamenti al FUS (Fondo unico per lo spettacolo) sono stati drasticamente ridotti.
Oggi si è arrivati alla fine delle monosale e alla crescita delle tv, i cui studi di registrazione hanno fisicamente occupato gli spazi del cinema. Il Teatro 5 che fu di Fellini ospita  Amici di Maria De Filippi con il suo pubblico di ragazzette ignoranti .
I registi italiani faticano a trovare spazio per il loro lavoro, e i multiplex che sottostanno a regole penalizzanti hanno cambiato il modo di fruizione. La visione dei titoli nazionali è ostacolata, e non ci sono più quelle sale dove il pubblico poteva vederli.
Filmati d'archivio, spezzoni di grandi capolavori, interviste (compresa quella alle ragazze che ignorano chi sia Federico Fellini), raccontano lo stato dell'arte della nostra cinematografia.

Di ME COSA NE SAI, di Valerio Jalongo – Italia, 2009.

Abadan, Abanella...: il cinema a Milano
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Quando ero piccola i miei compravano il Corriere della Sera e una delle mie letture preferite era la pagina degli spettacoli: c'erano le prime, le seconde e le terze visioni... L'elenco alfabetico delle sale cominciava così: Abadan, Abanella... L'Abanella è una sala parrocchiale vicino a piazza Greco, l'insegna fino a qualche anno fa c'era ancora. L'Odeon si è trasformato e resiste, mentre quasi tutti i cinema del centro sono chiusi. Zara occupa una di quelle sale, e Sancassani racconta delle milionarie offerte di Dolce&Gabbana per trasformare il cinema del Rocky Horror nell'ennesima boutique.
ERA LA CITTÁ DEI CINEMA è un omaggio ai cinema che non ci sono più, alle sale milanesi che un tempo non lontano erano più di duecento e che oggi in città sono una trentina, soppiantate dalle multisala periferiche. Le voci di Morando Morandini, Gabriele Porro, Maurizio Nichetti, Enrico Livraghi - il fondatore dello storico Obraz di Largo La Foppa - Paolo Mereghetti, Lella Costa, del titolare del Mexico di Piazza Napoli Sancassani, di Cerri dell'Anteo raccontano la storia delle sale cinematografiche e dell'amore per il cinema. Testimoniano anche una città ricca e che si vuole europea ma che non sa difendere i cinema d'essay di fronte allo strapotere degli effetti speciali hollywoodiani. E fosse solo questo che Milano ha perduto.
ERA LA CITTÁ DEI CINEMA, di Claudio Casazza – Italia, 2009.

London River
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7 luglio 2005. Quattro bombe esplodono a Londra, sulla metropolitana e su un autobus. Muoiono 56 persone e 700 sono i feriti.
La notizia raggiunge la fattoria della signora Sommers, sulla sua isola nella Manica, e l'africano Ousmane che vive in Francia dove fa il guardaparco. I due hanno rispettivamente la figlia ed il figlio a Londra, e non riescono a mettersi in contatto con loro. Partono per raggiungere la capitale inglese. Nel corso della loro angosciosa ricerca, si incontreranno e saranno costretti dagli eventi a mettere da parte pregiudizi e ostilità.
Una bella storia raccontata con garbo. Magnifici gli interpreti, stupefacente la regalità africana del vecchio Ousmane. Da vedere.


London River
, di Rachid Bouchareb.
Con Brenda Blethyn e Sotigui Kouyaté.

Lavoratori di tutto il mondo, unitevi!
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Nei mesi di settembre-ottobre ho visto la rassegna Labour Film festival al Cinema Rondinella CGS.
Tra i titoli, LE QUATTRO VOLTE di Michelangelo Frammartino che non mi è piaciuto. Presentato come una visione poetica sui cicli della vita e della natura, sulle tradizioni dimenticate di un luogo senza tempo, a me è sembrato un'inquietante rassegna di comportamenti ignoranti e superstiziosi. Il vecchio pastore si cura bevendo acqua mista alla polvere di una chiesa e muore: forse era già decrepito, certo era un povero ignorante. Un capretto viene imbavagliato perché non succhi il latte della mamma; lo vedremo per l'ultima volta tra la neve, sotto un pino maestoso che verrà abbattuto per farne un albero della cuccagna: che tristezza. Se questo è un mondo sconosciuto e magico, meglio dimenticarlo. Rappresenta qualcosa di retrivo, obsoleto e superstizioso.



Molto commovente nella sua tragica realtà LA BOCCA DEL LUPO, di Pietro Marcello. Il film racconta una storia d'amore singolare, che prende forma attraverso le parole di Enzo, un uomo dal volto duro e segnato . Il regista lo segue tra i vicoli, le case e i bar della Genova degli emarginati, delle prostitute, dei miserabili, lo segue agli angili delle vie dove l'uomo si arrabatta con lavori improbabili. Enzo ha passato anni in galera e lì ha conosciuto Mary. La macchina da presa entra nella loro poverissima casa, ci svela il loro sogno di una casa con un orto da coltivare, ci mostra i loro buffi cagnetti che tradiscono la tenerezza sottesa a queste due vite tragiche e dolorose.  Pietro Marcello esplora, anche attraverso contributi documentari di straordinario valore, l'evoluzione di una una città e ci rivela un mondo che non immaginiamo, quello della gente che vive tra la battigia del sottoporto, tra la risacca e le mura, raccogliendo legna spiaggiata per scaldarsi.  Ci mostra i bar dove relitti umani e persone con passati difficili si incontrano, ascoltano da un juke-box musica di un tempo ormai lontano. L'amore di Enzo e Mary, transessuale conosciuta in carcere e subito amata, è come direbbe De Andrè, un fiore nato nel letame.




Altra storia è  Falck, Le quattro volte, di Monica Repetto.
Attraverso le testimonianze della famiglia Falck e dei lavoratori della fabbrica si traccia un secolo di cambiamenti a Sesto San Giovanni e nella società italiana. I protagonisti sono imprenditori e operai la cui vicenda umana e professionale si sviluppa atrraverso la storia del nostro Paese, dall’industrializzazione alle guerre mondiali, dalla Resistenza alla ricostruzione, dal boom economico alla globalizzazione, dal terrorismo alla chiusura degli altoforni, dalla siderurgia alle fonti d’energia rinnovabili. Interessantissimo documento. Presente il sindaco della città, qualche ex operaio ormai anziani, e un pubblico che non ha certo riempito la sala: vero è che gli impianti sono chiusi da decenni, ma la Falck è la storia di questa città. Possibile che la si preferisca sempre il solito talk-show in TV?


Dalla siderurgia alla finanza. Oliver Stone, che con Wall Street (1987) ci aveva raccontato il capitalismo selvaggio di Gordon Gekko, in Wall Street- Il denaro non dorme mai  racconta invece la crisi finanziaria mondiale dei mutui subprime,  il ruolo delle grandi banche e degli squali dell'alta finanza.  Lo sfondo è lo skyline di New York, la sua vita frenetica, i panorami di Manhattan visti dai terrazzi di loft ipermoderni, la calma bellezza di Central Park. Lo spietato Gordon Gekko esce di prigione dopo otto anni e non trova nessuno ad aspettarlo. La sua unica figlia Winnie è fidanzata con un giovane broker, un giovane povero ma brillante che un ricco banchiere si era coltivato fino ad aprirgli le porte dell'alta della sua banca d'affari.  Nel mondo della finanza gli uomini sono gli stessi, e chi otto anni prima ha affossato Gekko ora ha un Goya nel suo studio. La crisi rovina la banca presso cui il giovane lavora ed il vecchio banchiere si suicida.
Gekko pubblica un libro, e durante una conferenza incontra il giovane broker: lo userà per riavvicinarsi alla figlia, che lavora per un sito internet di sinistra.  C'è di una somma enorme depositata  in Svizzera. La situazione è complicata dalle vicende professionali del giovane che si scontra con la brutale realtà del nuovo datore di lavoro e dalla situazione sentimentale deteriorata dall'intrusione di Gekko.
Non si può dire altro per non svelare il finale.
E' un genere di storie che mi affascina poco, ma il film è apprezzabile soprattutto per la fotografia ed il montaggio, forse un po' televisivo in alcuni tratti, ma godibilissimo. Bravi gli attori, commovente Micheal Douglas , molto autobiografico quando racconta del figlio che ha perduto. Bruttino Shia LaBoeuf, meravigliosi gli interni. I volti dei ricchi al gala di beneficienza ricordano le immagini di Weegee dell'high-society americana. Regina incontrastata, New York.
WALL STREET - IL DENARO NON DORME MAI
di Oliver Stone
con Michael Douglas, Shia LaBoeuf, Frank Langella
Usa, 2010

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